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Nel 1606, due fatti clamorosi mettono fine alla carriera romana di Caravaggio. Per Santa Maria della Scala dipinge la Morte della Vergine: una scena di dignitosa povertà, tra gente modesta, di profondi sentimenti. Ma l’opera fa scandalo: pare che come modella Caravaggio abbia usato il cadavere di una prostituta annegata nel Tevere, e il dipinto viene rifiutato con dure parole.
Ancora è quanto succede durante una partita di pallone, sfociata in un duello tra bande rivali. Caravaggio viene ferito ma a sua volta uccide un avversario. Ricercato dalla giustizia e condannato a morte in contumacia, il pittore si rifugia prima a Zagarolo e poi a Napoli. Inizia l’odissea di Caravaggio, diviso in modo lacerante tra il desiderio di ritornare a Roma e la certezza della pena che lo attende: la fuga lungo le coste del Mediterraneo durerà oltre quattro anni, dal maggio del 1606 al luglio del 1610.

















Giove, Plutone e Nettuno
1597-1598
Casino di Villa Ludovisi

Ispirata a una complessa simbologia alchemica, è l'unica pittura murale mai eseguita da Caravaggio. Decora la volta della camera un tempo abitata dal Cardinal Del Monte.

Solo poche delle opere dipinte durante il primo soggiorno napoletano sono rimaste nei luoghi d’origine: la più suggestiva è la complessa pala delle Sette opere di
Misericordia, nella confraternita del Pio Monte della Misericordia.
Nel 1607 Caravaggio si imbarca e approda a Malta, l’isola dei Cavalieri. Ritrae i cavalieri e il Gran Maestro; riceve onorificenze e il 14 luglio 1608 viene ammesso nell’Ordine. Per la Valletta esegue il suo dipinto più grande, e l’unico firmato: la Decollazione del Battista. Il pittore – che era condannato a morte per omicidio – si immedesima nella figura di San Giovanni al punto di tracciare la propria firma con il sangue che cola dalla ferita. Venuti a conoscenza dei precedenti penali del pittore, i Cavalieri lo espellano dall’Ordine e lo gettano in prigione.
Caravaggio riesce però a fuggire e a imbarcarsi per la Sicilia. L’itinerario siciliano tocca Palermo,
Messina e Siracusa. In questo periodo la sua arte cambia ancora, si fa ulteriormente tesa e drammatica, con ampi spazi vuoti che incombono sulle figure. Caravaggio trascorre in Sicilia circa un anno. Imbarcatosi a Messina, ritorna a Napoli il 20 ottobre 1609. Il secondo soggiorno napoletano è segnato da nuove disavventure. Mentre spera nella grazia del Papa, in una baruffa da osteria Caravaggio viene ferito e sfregiato.
Luglio 1610: la grazie sembra imminente. Caravaggio si reca a Porto Ercole, nello Stato dei Presidi. Qui viene di nuovo incarcerato, ma si tratta di uno scambio di persona. Caravaggio resta in prigione due soli giorni, quanto basta per perdere la nave diretta a Roma, su cui aveva caricato tutti i suoi averi.
Ecco l’ultimo atto, descritto da un contemporaneo:

“Postosi in furia, come disperato andava per quella spiaggia sotto la sferza del sol leone a vedere se poteva in mar ravvisare il vascello che le sue cose portava. Ultimamente arrivato in un luogo della spiaggia, misesi in letto con la febbre maligna, e senza aiuto umano tra pochi giorni morì malamente, come appunto male aveva vissuto”.

E’ il 18 luglio 1610. Caravaggio muore a trentanove anni. Grazie a lui è nata un’arte nuova, ma forse il genio fuggiasco non ha fatto in tempo ad accorgersene.


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