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Caravaggio trascorre a Roma la parte centrale della sua burrascosa vita e, soprattutto, i tre quarti della sua attività di pittore. Anche quando sarà costretto a fuggire, Caravaggio vivrà nella continua speranza di poter ritornare in quella che ormai sentiva “sua" città. Grazie a Caravaggio, Roma diventa il crocevia della pittura europea d’inizio Seicento; ma grazie a Roma, per converso, Caravaggio acquista fama internazionale e ha modo di confrontarsi con splendidi esempi del passato e le più avanzate tendenze del suo tempo.
Nonostante le dispersioni, Roma è tuttora la città che ospita il numero di gran lunga più alto di tele e i massimi capolavori di Caravaggio: questo sito intende ricordare e illustrare tutte le opere del maestro presenti nelle chiese, nelle collezioni e nei musei romani.
Michelangelo Merisi nasce a Milano nel 1571.
Suo padre amministrava i beni del marchese di Caravaggio,
una cittadina nella bassa Bergamasca, e questo spiega il

soprannome che renderà famoso il pittore.
La formazione si svolge a Milano presso un discreto
maestro, Simone Peterzano, che indica all’allievo importanti modelli: le tele dei pittori bresciani, la Flagellazione di Cristo di Tiziano in Santa Maria delle Grazie, e, lì accanto, il Cenacolo, dipinto novantanni prima da Leonardo, palestra di studio delle emozioni, delle espressioni, dei sentimenti, dei “moti dell’anima”.
Poco dopo i diciotto anni, Caravaggio lascia Milano per Roma, e non tornerà mai più nella città natale, immergendosi completamente nel ribollente clima artistico e umano della Città Eterna.
Attacca brighe e violento, comincia presto ad avere guai con la giustizia; cerca lavoro presso vari maestri; finisce in ospedale per un attacco di malaria che mina il suo fisico e acuisce le asperità del carattere.
Finalmente, trova un incarico stabile presso il Cavalier d’Arpino.

La buona ventura
1593-1594
Pinacoteca Capitolina

Nelle opere giovanili Caravaggio insiste su oggetti fino a quel momento poco noti, raffigurando nei suoi dipinti ambienti modesti e persone tratte nella
vita di tutti i giorni, come popolani, suonatori, zingari e giocatori di carte.
In questo caso, una giovane e graziosa zingara, con il pretesto di leggere la mano a un ingenuo ragazzotto, gli sfila abilmente un anello dal dito.





 

 

 





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